Marthe e Juanita due facce della stessa medaglia

Fonte dell’articolo Triestenews

La Ferraiol commuove il pubblico della sala Bartoli.

“Non, rien de rien, non, je ne reggette rien.” (No, niente di niente, non rimpiango niente). Con queste parole e la voce di Edit Piaf si apre su un palco ancora immerso nell’oscurità “Spie” la nuova produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Un dittico di monologhi scritti rispettivamente da Maria Letizia Compatangelo e Rosario Galli interpretati da una splendida ed elegante Rosa Ferraiolo per la prima volta a Trieste e diretta a Irene Noli.

Cinquanta minuti, due vicende distanti nel tempo, due donne ricordate dalla storia come spie, due caratteri completamente diversi ma legati dalla stessa professione: Marthe Betenfeld Richard nella Parigi del 1945 e Juanita Castro nella Cuba del 1964. Marthe Richard ci appare nel suo studio in accappatoio e sandali bianchi. Lei, ed una rosa rosso scarlatto in un bicchiere. Sullo sfondo una poltrona sontuosa bianca, una scrivania ed un lettino. Siamo il 13 dicembre. Al discorso pubblico in vece di membro del consiglio del quarto arrondissement di Parigi per la sua battaglia volta a chiudere le case di tolleranza mancano poche ore e il suo intimo viene sciorinato a noi spettatori mentre si scontra a tu per tu con il suo destino che l’ha portata ad essere quella donna impegnata pubblicamente, conosciuta ed investita di un’aurea pesante caricata sulle sue spalle sole. Lei donna a cui è stato portato via tutto fin dalla giovane età “Io sopravvivo dall’età di 14 anni” prostituta, costretta in case chiuse a 16 anni, vedova dell’unico uomo che abbia mai amato Henri Richer, ucciso al fronte dopo 7 anni di matrimonio “solo 7 anni di felicità”, spia reclutata da un giovane anarchico russo che lavorava per il Secondo Reparto della difesa francese si prepara per una battaglia che è sì pubblica ma altrettanto profondamente intima. Una battaglia per la liberazione del suo io più nascosto e costretto in catene fino allora. La sua è una lotta contro l’ipocrisia sociale contro il “patriottismo orizzontale” che nulla differisce dalla prostituzione dei bordelli “cosa si può pagare senza ledere la dignità di una persona?”. La sorprendiamo sul palco mentre si veste in atteggiamento preciso ed elegante impeccabile esteriormente. Un colpo di rossetto come finale a consapevolezza calma e ferma raggiunta.

Nel secondo monologo vediamo la Ferraiolo nei panni di Juanita Castro Ruiz sorella di Fidel spia per conto della Cia. È il 29 giugno Città del Messico, una stanza d’albergo pochi particolari anonimi, sul tavolo una brocca d’acqua per calmare la sua gola secca di troppo silenzio trattenuto a tagliare l’aria invece un alone di fumo di sigarette Chesterfield come sipario di disillusione chiuso attorno ai suoi pensieri. Il nervosismo estremo è tangibile nel suo ripercorrere ricordi e delusioni legati al fratello, uomo a cui lei un tempo aveva “creduto profondamente” ma che poi si era rivelato solamente “un grade attore” . Il suo essere donna -come sostiene- è stato schiacciato dalla prostrazione è andato perso. Ora, “sono solo Juanita”. Una disillusione tirata all’estremo fino a portare lei a “tradire” suo fratello, allora primo ministro del governo cubano, a combattere contro il proprio essere e la propria natura a rinunciare alla famiglia e all’essere donna. Noi la osserviamo nei brevi momenti antecedenti la sua dichiarazione alla radio volta a denunciare la perdita delle libertà fondamentali dei cubani per mano di Fidel Castro,. Agitata rassegnata e intimamente delusa si propone in un esposizione di pensieri rivolti ad un “Tony” interlocutore fantasma esponente della Cia; pensieri che si incrociano nervosamente legati però ad una consapevolezza di base giunta ormai al suo compimento. Lo spettacolo si conclude con una Juanita di spalle, mentre dagli altoparlanti si sente la sua voce alla radio esporre il discorso in nome della libertà come un sigillo sulla sua vita.

Accoppiata vincente quella di Maria Letizia Compatangelo e Rosario Galli che sono riusciti a calarci nelle atmosfere più intime delle due protagoniste femminili grazie anche alla magistrale interpretazione della Ferraiolo che ha saputo commuovere il pubblico, pur essendo l’unica e sola presenza sul palco. Impeccabile nelle espressioni e nei movimenti curati minuziosamente e mai lasciati al caso l’attrice ha portato sulla scena triestina l’animo di Marthe e di Juanita, senza riserve. Ottime la regia della Noli e la scelta delle scenografie, essenziali ma perfettamente adatte a caricare di ulteriore pathos le vicende delle due “spie”. Gli applausi hanno accompagnato a lungo la Ferraiolo al termine dello spettacolo anche dopo la sua uscita di scena.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Necessari

Questo sito utilizza cookies tecnici necessari al suo corretto funzionamento. Attiva funzioni di base che consentono all’utente la navigazione della pagina. Il sito web non può funzionare correttamente senza questi cookie. Le informazioni sui cookies vengono registrate dal tuo browser.

Cookie tecnici
Attività strettamente necessarie al funzionamento

Questa Applicazione utilizza Cookie per salvare la sessione dell’Utente e per svolgere altre attività strettamente necessarie al funzionamento dello stesso, ad esempio in relazione alla distribuzione del traffico.