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SUMMARY:Beethoven in Vermont - Teatro Vittoria
DESCRIPTION:Il 30 e il 31 ottobre 2025 (ore 21)  \nTEATRO VITTORIA – Attori & Tecnici \nBEETHOVEN IN VERMONT \nscritto e diretto da  \nMaria Letizia Compatangelo \ncon il  \nTrio Metamorphosi \nviolino Mauro Loguercio \nvioloncello Francesco Pepicelli \npianoforte Angelo Pepicelli \nProduzione Toret Artist Management \nBeethoven in Vermont è uno spettacolo che rivoluziona i canoni del concerto classico. Un format sperimentale\, dove il mondo del concertismo classico si combina con quello del teatro. Rappresentato con successo in tutta Italia\, lo spettacolo vede infatti i tre famosi concertisti Mauro Loguercio (violino)\, Francesco Pepicelli (violoncello) e Angelo Pepicelli (pianoforte) esordire come attori-musicisti nel ruolo del celebre Trio Busch-Serkin. \nVermont\, estate del 1951: tre musicisti esuli dalla Germania nazista devono decidere il programma del concerto inaugurale per il battesimo del Marlboro Music Festival\, un nuovo modo per studiare\, insegnare e fare musica in libertà\, la scommessa che sintetizza le loro vite e il loro percorso umano e artistico: dai successi europei al rifiuto del nazismo e l’esilio volontario\, dal ripudio della cittadinanza tedesca all’emigrazione negli Stati Uniti. Siamo all’indomani del secondo conflitto mondiale\, le atrocità compiute sono ancora ferite aperte nella memoria e nei corpi delle persone e loro sono tre tedeschi di fronte a dei giovani allievi americani. Tra esecuzione di brani\, dissensi e opinioni contrastanti\, lo spettacolo immagina lo scambio di idee musicali e umane tra Adolf Busch\, Rudolf Serkin e Hermann Busch\, sino alla scelta di Beethoven\, il musicista portatore per eccellenza degli ideali di fratellanza e collaborazione tra i popoli\, e dell’Opera 97\, l’ultimo Trio\, L’Arciduca\, il ponte verso i futuri capolavori. \nCiò che sino ad oggi è stato possibile immaginare solo al cinema\, con attori che fingono di suonare come virtuosi\, per la prima volta gli spettatori lo vedranno accadere dal vivo\, con musicisti che suonano come virtuosi e recitano con altrettanta maestria\, in un flusso drammaturgico senza soluzione di continuità tra musica e recitazione. Nato grazie a un lungo lavoro teatrale che parte nel 2019\, in parallelo con l’incisione integrale dei Trii di Beethoven da parte del Trio Metamorphosi per la DECCA\, Beethoven in Vermont è uno spettacolo di respiro internazionale\, che celebra il genio di Beethoven\, la nascita del leggendario Marlboro Music Festival e una visione del mondo improntata alla fratellanza tra i popoli nel segno unificante dell’arte\, perché\, come dice Hermann al fratello: «È cercando la bellezza e costruendo la bellezza che un artista combatte». \n  \nTEATRO VITTORIA – ATTORI & TECNICI \nPiazza S. Maria Liberatrice 10\, Roma (Testaccio) \nResponsabile Ufficio Stampa Teresa Bartoli \nTelefono 348.7932811 E-mail: ter.bartoli@gmail.com
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SUMMARY:Lo spettacolo "Beethoven in Vermont" del Trio Metamophosi ad Altamura
DESCRIPTION:Teatro Mercadante \nPiazza Francesco Saverio Mercadante\, 1 \nAltamura \nNell’estate del 1951\, all’indomani della seconda guerra mondiale\, tre famosi musicisti esuli dalla Germania nazista devono decidere il programma del concerto inaugurale del Festival di Marlboro\, la scommessa che sintetizza le loro vite e il loro percorso umano e artistico: dal rifiuto del nazismo all’esilio volontario e l’emigrazione negli Stati Uniti. \nNel volgere di pochi anni il Festival di Marlboro è diventato famoso e ha fatto scuola nel mondo; i suoi partecipanti sono musicisti tra i più talentuosi dei cinque continenti e gli insegnanti grandi virtuosi e acclamati direttori d’orchestra… ma in quel lontano pomeriggio del 1951 questa idea rivoluzionaria era ancora solo nella mente dei tre promotori\, occorreva svilupparla e metterla in pratica. \nLo spettacolo immagina il momento della scelta del programma e lo scambio di idee musicali e umane tra i tre artisti. Siamo all’indomani del secondo conflitto mondiale\, le atrocità compiute sono ancora ferite aperte nella memoria e nei corpi delle persone. E loro sono tre europei di origine e cultura tedesca di fronte a una classe di giovani musicisti americani. Tra esecuzione di brani\, dissensi e opinioni contrastanti che mettono a nudo verità celate\, Adolf\, Rudolf e Hermann preparano il loro concerto… e alla fine\, per il primo concerto di una formidabile serie che da allora non si è mai interrotta\, la loro scelta è Beethoven\, il musicista portatore per eccellenza degli ideali di fratellanza tra i popoli\, e la sua opera 97\, l’ultimo Trio\, “L’Arciduca”\, il ponte verso i futuri capolavori.
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SUMMARY:LA MUSICA DELL'ANIMA
DESCRIPTION:Ritratto di Eleonora Duse tra le note della sua epoca in occasione del centenario della sua morte \ndi Maria Letizia Compatangelo \nvoce recitante Pamela Villoresi  \npianoforte Marco Scolastra 
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SUMMARY:Il grande inganno. La cena di Vermer
DESCRIPTION:Il grande inganno. La Cena di Vermeer \nDal 7 al 17 marzo 2024 al Teatro Marconi di Roma\ndi Maria Letizia Compatangelo\nRegia: Felice Della Corte \ninterpreti: Mario Scaletta\, Tiziana Sensi\, Felice Della Corte\, Caterina Gramaglia\, Paolo Gasparini; \nproduzione: Compagnia Ass. Cult. Lucidisogni. \nPRENOTA QUI \nPer maggiori info \n \nLa Cena di Vermeer racconta l’incredibile scommessa con l’arte e con la vita di Han van Meegeren\, “il falsario che truffò i nazisti”. Han van Meegeren\, l’uomo che nel 1945\, da infame accusato di collaborazionismo\, si ritrovò all’improvviso trasformato in eroe nazionale. Obbligato a diventare falsario per sopravvivere\, Han sceglie Vermeer: all’inizio vuole solo vendicarsi dei critici che lo hanno messo al bando\, impedendogli di dipingere. Ma va oltre e non riesce più a fermarsi. Lui non “falsifica” Vermeer\, lui diventa Vermeer… Verità e apparenza. Identità e verità dell’artista. Come in un borgesiano gioco di specchi\, ne La Cena di Vermeer si confrontano e si contaminano apparenti verità e vere apparenze\, in una sorta di giallo in cui di continuo i ruoli del detective e dell’assassino si invertono\, ma alla fine è legittimo sospettare che siano entrambi una sola entità: la vita. \nTesto vincitore nel 2014 del Premio Vallecorsi e del Premio SIAE \nORARI: \ngiovedì 7 marzo 2024 alle ore 21:00\nvenerdì 8 marzo 2024 alle ore 21:00\nsabato 9 marzo 2024 alle ore 21:00\ndomenica 10 marzo 2024 alle ore 17:30\ngiovedì 14 marzo 2024 alle ore 21:00\nvenerdì 15 marzo 2024 alle ore 21:00\nsabato 16 marzo 2024 alle ore 21:00\ndomenica 17 marzo 2024 alle ore 17:30
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SUMMARY:Marina Tagliaferri presenta il suo libro "Un posto in scena"
DESCRIPTION:12 febbraio 2024 ore 18:00 presso ROMA LIBRERIA AUDITORIUM NOTEBOOK – Auditorium Parco della Musica \nMarina Tagliaferri presenta il suo libro “Un posto in scena. Riflessioni e ricordi di una folle professione” \nModerano: Emilia Costantini e Maria Letizia Compatangelo \nLettura: Giorgio Borghetti \n 
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SUMMARY:Beethoven in Vermont
DESCRIPTION:BARI – Teatro Comunale Niccolò Piccini\nBeethoven in Vermont\nScritto e diretto da Maria Letizia Compatangelo\ncon protagonista il Trio Metamorphosi \nMartedì 30 gennaio 2024 ore 20:00\nInterpreti \nMAURO LOGUERCIO violino\, Adolf Busch  \nFRANCESCO PEPICELLI violoncello\, Hermann Busch \nANGELO PEPICELLI pianoforte\, Rudolf Serkin \nMusiche di Beethoven \nUlteriori informazioni \nPRENOTA QUI \n \nNell’estate del 1951\, all’indomani della seconda guerra mondiale\, tre famosi musicisti esuli dalla Germania nazista devono decidere il programma del concerto inaugurale del Festival di Marlboro\, la scommessa che sintetizza le loro vite e il loro percorso umano e artistico: dal rifiuto del nazismo all’esilio volontario e l’emigrazione negli Stati Uniti. Nel volgere di pochi anni il Festival di Marlboro è diventato famoso e ha fatto scuola nel mondo; i suoi partecipanti sono musicisti tra i più talentuosi dei cinque continenti e gli insegnanti grandi virtuosi e acclamati direttori d’orchestra… ma in quel lontano pomeriggio del 1951 questa idea rivoluzionaria era ancora solo nella mente dei tre promotori\, occorreva svilupparla e metterla in pratica. Lo spettacolo immagina il momento della scelta del programma e lo scambio di idee musicali e umane tra i tre artisti. Siamo all’indomani del secondo conflitto mondiale\, le atrocità compiute sono ancora ferite aperte nella memoria e nei corpi delle persone. E loro sono tre europei di origine e cultura tedesca di fronte a una classe di giovani musicisti americani. Tra esecuzione di brani\, dissensi e opinioni contrastanti che mettono a nudo verità celate\, Adolf\, Rudolf e Hermann preparano il loro concerto… e alla fine\, per il primo concerto di una formidabile serie che da allora non si è mai interrotta\, la loro scelta è Beethoven\, il musicista portatore per eccellenza degli ideali di fratellanza tra i popoli\, e la sua opera 97\, l’ultimo Trio\, “L’Arciduca”\, il ponte verso i futuri capolavori. \n“Dalla felicissima intuizione drammaturgica di Maria Letizia Compatangelo\, uno spettacolo molto “speciale” che diventa simbolo di riscatto politico e culturale dalla barbarie del nazismo\, nonché di educazione musicale e di rinascita umana sotto il segno di Beethoven. … affidando le sue parole agli stessi musicisti che suonano in scena e che le interpretano con quella leggerezza\, entusiasmo e partecipazione da rappresentare un felice unicum performativo…. In questa rappresentazione si parla di vita e di gioia\, e di un sogno che quando si realizza diventa un ponte da attraversare per le generazioni future.” \n(Giuseppe Liotta\, Aurora International Journal\,  8 novembre 2021) \n  \n“…uno spettacolo davvero delizioso\, capace di creare ed evocare un’atmosfera di intimità\, di condivisione autentica\, di potenza che scaturisce da anime belle che di arte si sono sempre nutrite e questo vogliono raccontare al mondo. Lo spettacolo in grado di aver dato vita a tale magia è Beethoven in Vermont… .Al di là della bravura esecutiva del Trio Metamorfosi\, dell’intensità dei vari brani interpretati\, quello che ha stupito è stata la capacità di proiezione della potenza contenuta in un microcosmo che ha letteralmente investito il pubblico. E lo ha fatto con una discrezione ed una dolcezza davvero uniche..” \n(Pierluigi Pietricola\, Sipario\, 29 maggio 2023) \nRASSEGNA STAMPA \nScopri BEETHOVEN IN VERMONT 
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DESCRIPTION:CAMPOBASSO – Teatro Comunale\nBeethoven in Vermont\nScritto e diretto da Maria Letizia Compatangelo\ncon protagonista il Trio Metamorphosi \nSabato 27 gennaio 2024 ore 18:30\nInterpreti \nMAURO LOGUERCIO violino\, Adolf Busch  \nFRANCESCO PEPICELLI violoncello\, Hermann Busch \nANGELO PEPICELLI pianoforte\, Rudolf Serkin \nMusiche di Beethoven \n \nNell’estate del 1951\, all’indomani della seconda guerra mondiale\, tre famosi musicisti esuli dalla Germania nazista devono decidere il programma del concerto inaugurale del Festival di Marlboro\, la scommessa che sintetizza le loro vite e il loro percorso umano e artistico: dal rifiuto del nazismo all’esilio volontario e l’emigrazione negli Stati Uniti. Nel volgere di pochi anni il Festival di Marlboro è diventato famoso e ha fatto scuola nel mondo; i suoi partecipanti sono musicisti tra i più talentuosi dei cinque continenti e gli insegnanti grandi virtuosi e acclamati direttori d’orchestra… ma in quel lontano pomeriggio del 1951 questa idea rivoluzionaria era ancora solo nella mente dei tre promotori\, occorreva svilupparla e metterla in pratica. Lo spettacolo immagina il momento della scelta del programma e lo scambio di idee musicali e umane tra i tre artisti. Siamo all’indomani del secondo conflitto mondiale\, le atrocità compiute sono ancora ferite aperte nella memoria e nei corpi delle persone. E loro sono tre europei di origine e cultura tedesca di fronte a una classe di giovani musicisti americani. Tra esecuzione di brani\, dissensi e opinioni contrastanti che mettono a nudo verità celate\, Adolf\, Rudolf e Hermann preparano il loro concerto… e alla fine\, per il primo concerto di una formidabile serie che da allora non si è mai interrotta\, la loro scelta è Beethoven\, il musicista portatore per eccellenza degli ideali di fratellanza tra i popoli\, e la sua opera 97\, l’ultimo Trio\, “L’Arciduca”\, il ponte verso i futuri capolavori. \n“Dalla felicissima intuizione drammaturgica di Maria Letizia Compatangelo\, uno spettacolo molto “speciale” che diventa simbolo di riscatto politico e culturale dalla barbarie del nazismo\, nonché di educazione musicale e di rinascita umana sotto il segno di Beethoven. … affidando le sue parole agli stessi musicisti che suonano in scena e che le interpretano con quella leggerezza\, entusiasmo e partecipazione da rappresentare un felice unicum performativo…. In questa rappresentazione si parla di vita e di gioia\, e di un sogno che quando si realizza diventa un ponte da attraversare per le generazioni future.” \n(Giuseppe Liotta\, Aurora International Journal\,  8 novembre 2021) \n  \n“…uno spettacolo davvero delizioso\, capace di creare ed evocare un’atmosfera di intimità\, di condivisione autentica\, di potenza che scaturisce da anime belle che di arte si sono sempre nutrite e questo vogliono raccontare al mondo. Lo spettacolo in grado di aver dato vita a tale magia è Beethoven in Vermont… .Al di là della bravura esecutiva del Trio Metamorfosi\, dell’intensità dei vari brani interpretati\, quello che ha stupito è stata la capacità di proiezione della potenza contenuta in un microcosmo che ha letteralmente investito il pubblico. E lo ha fatto con una discrezione ed una dolcezza davvero uniche..” \n(Pierluigi Pietricola\, Sipario\, 29 maggio 2023) \nRASSEGNA STAMPA \nScopri BEETHOVEN IN VERMONT 
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SUMMARY:La musica dell'anima
DESCRIPTION:SASSARI – Teatro Verdi\n13 novembre alle ore 20:30 \nRitratto di Eleonora Duse tra le note della sua epoca\ndi Maria Letizia Compatangelo\nVoce recitante Pamela Villoresi\nMusiche eseguite al pianoforte dal Maestro Marco Scolastra \n \nLa musica dell’anima di Maria Letizia Compatangelo ripercorre\, in un dialogo appassionato tra recitazione e musica\, il lungo viaggio artistico sulle vie del teatro e del mondo di Eleonora Duse\, la divina\, considerata la più grande attrice teatrale della sua epoca e non solo. Lo spettacolo restituisce l’atmosfera e il senso della vita della Duse\, una storia ricchissima\, che va molto oltre il rapporto con il poeta Gabriele D’Annunzio\, piena di luci e ombre capaci di coinvolgere e sorprendere il pubblico. Pamela Villoresi da voce a una storia appassionante\, scandita dalle musiche attinte da un vasto repertorio classico e moderno eseguito al pianoforte dal Maestro Marco Scolastra\, un racconto che parte dal teatro per giungere al cinema. Accompagnando la grande attrice nelle sue tournée mondiali che la videro protagonista tra Ottocento e Novecento\, riscopriamo la società italiana dell’epoca\, dall’Unità d’Italia al fascismo\, con i suoi più grandi protagonisti. Pamela Villoresi restituisce con la sua interpretazione lo stile recitativo della divina: scarno\, intenso\, sensuale\, denso di pause\, fortemente emozionale\, quasi una partitura musicale che si incarna con i personaggi\, restituendo al pubblico la loro anima più profonda.
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DESCRIPTION:ROCCELLA IONICA\nBeethoven in Vermont\nScritto e diretto da Maria Letizia Compatangelo\ncon protagonista il Trio Metamorphosi \nDomenica 12 novembre 2023 ore 18:00\nInterpreti: \nMAURO LOGUERCIO violino\, Adolf Busch  \nFRANCESCO PEPICELLI violoncello\, Hermann Busch \nANGELO PEPICELLI pianoforte\, Rudolf Serkin \nMusiche di Beethoven \n \nNell’estate del 1951\, all’indomani della seconda guerra mondiale\, tre famosi musicisti esuli dalla Germania nazista devono decidere il programma del concerto inaugurale del Festival di Marlboro\, la scommessa che sintetizza le loro vite e il loro percorso umano e artistico: dal rifiuto del nazismo all’esilio volontario e l’emigrazione negli Stati Uniti. Nel volgere di pochi anni il Festival di Marlboro è diventato famoso e ha fatto scuola nel mondo; i suoi partecipanti sono musicisti tra i più talentuosi dei cinque continenti e gli insegnanti grandi virtuosi e acclamati direttori d’orchestra… ma in quel lontano pomeriggio del 1951 questa idea rivoluzionaria era ancora solo nella mente dei tre promotori\, occorreva svilupparla e metterla in pratica. Lo spettacolo immagina il momento della scelta del programma e lo scambio di idee musicali e umane tra i tre artisti. Siamo all’indomani del secondo conflitto mondiale\, le atrocità compiute sono ancora ferite aperte nella memoria e nei corpi delle persone. E loro sono tre europei di origine e cultura tedesca di fronte a una classe di giovani musicisti americani. Tra esecuzione di brani\, dissensi e opinioni contrastanti che mettono a nudo verità celate\, Adolf\, Rudolf e Hermann preparano il loro concerto… e alla fine\, per il primo concerto di una formidabile serie che da allora non si è mai interrotta\, la loro scelta è Beethoven\, il musicista portatore per eccellenza degli ideali di fratellanza tra i popoli\, e la sua opera 97\, l’ultimo Trio\, “L’Arciduca”\, il ponte verso i futuri capolavori. \n“Dalla felicissima intuizione drammaturgica di Maria Letizia Compatangelo\, uno spettacolo molto “speciale” che diventa simbolo di riscatto politico e culturale dalla barbarie del nazismo\, nonché di educazione musicale e di rinascita umana sotto il segno di Beethoven. … affidando le sue parole agli stessi musicisti che suonano in scena e che le interpretano con quella leggerezza\, entusiasmo e partecipazione da rappresentare un felice unicum performativo…. In questa rappresentazione si parla di vita e di gioia\, e di un sogno che quando si realizza diventa un ponte da attraversare per le generazioni future.” \n(Giuseppe Liotta\, Aurora International Journal\,  8 novembre 2021) \n  \n“…uno spettacolo davvero delizioso\, capace di creare ed evocare un’atmosfera di intimità\, di condivisione autentica\, di potenza che scaturisce da anime belle che di arte si sono sempre nutrite e questo vogliono raccontare al mondo. Lo spettacolo in grado di aver dato vita a tale magia è Beethoven in Vermont… .Al di là della bravura esecutiva del Trio Metamorfosi\, dell’intensità dei vari brani interpretati\, quello che ha stupito è stata la capacità di proiezione della potenza contenuta in un microcosmo che ha letteralmente investito il pubblico. E lo ha fatto con una discrezione ed una dolcezza davvero uniche..” \n(Pierluigi Pietricola\, Sipario\, 29 maggio 2023) \nRASSEGNA STAMPA \nScopri BEETHOVEN IN VERMONT 
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DESCRIPTION:CROTONE –\nBeethoven in Vermont\nScritto e diretto da Maria Letizia Compatangelo\ncon protagonista il Trio Metamorphosi \nSabato 11 novembre 2023 ore 20:00\nInterpreti \nMAURO LOGUERCIO violino\, Adolf Busch  \nFRANCESCO PEPICELLI violoncello\, Hermann Busch \nANGELO PEPICELLI pianoforte\, Rudolf Serkin \nMusiche di Beethoven \nUlteriori informazioni \nPRENOTA QUI \n \nNell’estate del 1951\, all’indomani della seconda guerra mondiale\, tre famosi musicisti esuli dalla Germania nazista devono decidere il programma del concerto inaugurale del Festival di Marlboro\, la scommessa che sintetizza le loro vite e il loro percorso umano e artistico: dal rifiuto del nazismo all’esilio volontario e l’emigrazione negli Stati Uniti. Nel volgere di pochi anni il Festival di Marlboro è diventato famoso e ha fatto scuola nel mondo; i suoi partecipanti sono musicisti tra i più talentuosi dei cinque continenti e gli insegnanti grandi virtuosi e acclamati direttori d’orchestra… ma in quel lontano pomeriggio del 1951 questa idea rivoluzionaria era ancora solo nella mente dei tre promotori\, occorreva svilupparla e metterla in pratica. Lo spettacolo immagina il momento della scelta del programma e lo scambio di idee musicali e umane tra i tre artisti. Siamo all’indomani del secondo conflitto mondiale\, le atrocità compiute sono ancora ferite aperte nella memoria e nei corpi delle persone. E loro sono tre europei di origine e cultura tedesca di fronte a una classe di giovani musicisti americani. Tra esecuzione di brani\, dissensi e opinioni contrastanti che mettono a nudo verità celate\, Adolf\, Rudolf e Hermann preparano il loro concerto… e alla fine\, per il primo concerto di una formidabile serie che da allora non si è mai interrotta\, la loro scelta è Beethoven\, il musicista portatore per eccellenza degli ideali di fratellanza tra i popoli\, e la sua opera 97\, l’ultimo Trio\, “L’Arciduca”\, il ponte verso i futuri capolavori. \n“Dalla felicissima intuizione drammaturgica di Maria Letizia Compatangelo\, uno spettacolo molto “speciale” che diventa simbolo di riscatto politico e culturale dalla barbarie del nazismo\, nonché di educazione musicale e di rinascita umana sotto il segno di Beethoven. … affidando le sue parole agli stessi musicisti che suonano in scena e che le interpretano con quella leggerezza\, entusiasmo e partecipazione da rappresentare un felice unicum performativo…. In questa rappresentazione si parla di vita e di gioia\, e di un sogno che quando si realizza diventa un ponte da attraversare per le generazioni future.” \n(Giuseppe Liotta\, Aurora International Journal\,  8 novembre 2021) \n  \n“…uno spettacolo davvero delizioso\, capace di creare ed evocare un’atmosfera di intimità\, di condivisione autentica\, di potenza che scaturisce da anime belle che di arte si sono sempre nutrite e questo vogliono raccontare al mondo. Lo spettacolo in grado di aver dato vita a tale magia è Beethoven in Vermont… .Al di là della bravura esecutiva del Trio Metamorfosi\, dell’intensità dei vari brani interpretati\, quello che ha stupito è stata la capacità di proiezione della potenza contenuta in un microcosmo che ha letteralmente investito il pubblico. E lo ha fatto con una discrezione ed una dolcezza davvero uniche..” \n(Pierluigi Pietricola\, Sipario\, 29 maggio 2023) \nRASSEGNA STAMPA \nScopri BEETHOVEN IN VERMONT 
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DESCRIPTION:NAPOLI – Teatro Sannazaro\nBeethoven in Vermont\nScritto e diretto da Maria Letizia Compatangelo\ncon protagonista il Trio Metamorphosi \nGiovedì 9 novembre 2023 ore 20:00\nInterpreti \nMAURO LOGUERCIO violino\, Adolf Busch  \nFRANCESCO PEPICELLI violoncello\, Hermann Busch \nANGELO PEPICELLI pianoforte\, Rudolf Serkin \nMusiche di Beethoven \nUlteriori informazioni \nPRENOTA QUI \n \nNell’estate del 1951\, all’indomani della seconda guerra mondiale\, tre famosi musicisti esuli dalla Germania nazista devono decidere il programma del concerto inaugurale del Festival di Marlboro\, la scommessa che sintetizza le loro vite e il loro percorso umano e artistico: dal rifiuto del nazismo all’esilio volontario e l’emigrazione negli Stati Uniti. Nel volgere di pochi anni il Festival di Marlboro è diventato famoso e ha fatto scuola nel mondo; i suoi partecipanti sono musicisti tra i più talentuosi dei cinque continenti e gli insegnanti grandi virtuosi e acclamati direttori d’orchestra… ma in quel lontano pomeriggio del 1951 questa idea rivoluzionaria era ancora solo nella mente dei tre promotori\, occorreva svilupparla e metterla in pratica. Lo spettacolo immagina il momento della scelta del programma e lo scambio di idee musicali e umane tra i tre artisti. Siamo all’indomani del secondo conflitto mondiale\, le atrocità compiute sono ancora ferite aperte nella memoria e nei corpi delle persone. E loro sono tre europei di origine e cultura tedesca di fronte a una classe di giovani musicisti americani. Tra esecuzione di brani\, dissensi e opinioni contrastanti che mettono a nudo verità celate\, Adolf\, Rudolf e Hermann preparano il loro concerto… e alla fine\, per il primo concerto di una formidabile serie che da allora non si è mai interrotta\, la loro scelta è Beethoven\, il musicista portatore per eccellenza degli ideali di fratellanza tra i popoli\, e la sua opera 97\, l’ultimo Trio\, “L’Arciduca”\, il ponte verso i futuri capolavori. \n“Dalla felicissima intuizione drammaturgica di Maria Letizia Compatangelo\, uno spettacolo molto “speciale” che diventa simbolo di riscatto politico e culturale dalla barbarie del nazismo\, nonché di educazione musicale e di rinascita umana sotto il segno di Beethoven. … affidando le sue parole agli stessi musicisti che suonano in scena e che le interpretano con quella leggerezza\, entusiasmo e partecipazione da rappresentare un felice unicum performativo…. In questa rappresentazione si parla di vita e di gioia\, e di un sogno che quando si realizza diventa un ponte da attraversare per le generazioni future.” \n(Giuseppe Liotta\, Aurora International Journal\,  8 novembre 2021) \n  \n“…uno spettacolo davvero delizioso\, capace di creare ed evocare un’atmosfera di intimità\, di condivisione autentica\, di potenza che scaturisce da anime belle che di arte si sono sempre nutrite e questo vogliono raccontare al mondo. Lo spettacolo in grado di aver dato vita a tale magia è Beethoven in Vermont… .Al di là della bravura esecutiva del Trio Metamorfosi\, dell’intensità dei vari brani interpretati\, quello che ha stupito è stata la capacità di proiezione della potenza contenuta in un microcosmo che ha letteralmente investito il pubblico. E lo ha fatto con una discrezione ed una dolcezza davvero uniche..” \n(Pierluigi Pietricola\, Sipario\, 29 maggio 2023) \nRASSEGNA STAMPA \nScopri BEETHOVEN IN VERMONT 
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DESCRIPTION:MATERA\nBeethoven in Vermont\nScritto e diretto da Maria Letizia Compatangelo\ncon protagonista il Trio Metamorphosi \nMartedì 7 novembre 2023 ore 21:00\nInterpreti: \nMAURO LOGUERCIO violino\, Adolf Busch  \nFRANCESCO PEPICELLI violoncello\, Hermann Busch \nANGELO PEPICELLI pianoforte\, Rudolf Serkin \nMusiche di Beethoven \n \nNell’estate del 1951\, all’indomani della seconda guerra mondiale\, tre famosi musicisti esuli dalla Germania nazista devono decidere il programma del concerto inaugurale del Festival di Marlboro\, la scommessa che sintetizza le loro vite e il loro percorso umano e artistico: dal rifiuto del nazismo all’esilio volontario e l’emigrazione negli Stati Uniti. Nel volgere di pochi anni il Festival di Marlboro è diventato famoso e ha fatto scuola nel mondo; i suoi partecipanti sono musicisti tra i più talentuosi dei cinque continenti e gli insegnanti grandi virtuosi e acclamati direttori d’orchestra… ma in quel lontano pomeriggio del 1951 questa idea rivoluzionaria era ancora solo nella mente dei tre promotori\, occorreva svilupparla e metterla in pratica. Lo spettacolo immagina il momento della scelta del programma e lo scambio di idee musicali e umane tra i tre artisti. Siamo all’indomani del secondo conflitto mondiale\, le atrocità compiute sono ancora ferite aperte nella memoria e nei corpi delle persone. E loro sono tre europei di origine e cultura tedesca di fronte a una classe di giovani musicisti americani. Tra esecuzione di brani\, dissensi e opinioni contrastanti che mettono a nudo verità celate\, Adolf\, Rudolf e Hermann preparano il loro concerto… e alla fine\, per il primo concerto di una formidabile serie che da allora non si è mai interrotta\, la loro scelta è Beethoven\, il musicista portatore per eccellenza degli ideali di fratellanza tra i popoli\, e la sua opera 97\, l’ultimo Trio\, “L’Arciduca”\, il ponte verso i futuri capolavori. \n“Dalla felicissima intuizione drammaturgica di Maria Letizia Compatangelo\, uno spettacolo molto “speciale” che diventa simbolo di riscatto politico e culturale dalla barbarie del nazismo\, nonché di educazione musicale e di rinascita umana sotto il segno di Beethoven. … affidando le sue parole agli stessi musicisti che suonano in scena e che le interpretano con quella leggerezza\, entusiasmo e partecipazione da rappresentare un felice unicum performativo…. In questa rappresentazione si parla di vita e di gioia\, e di un sogno che quando si realizza diventa un ponte da attraversare per le generazioni future.” \n(Giuseppe Liotta\, Aurora International Journal\,  8 novembre 2021) \n  \n“…uno spettacolo davvero delizioso\, capace di creare ed evocare un’atmosfera di intimità\, di condivisione autentica\, di potenza che scaturisce da anime belle che di arte si sono sempre nutrite e questo vogliono raccontare al mondo. Lo spettacolo in grado di aver dato vita a tale magia è Beethoven in Vermont… .Al di là della bravura esecutiva del Trio Metamorfosi\, dell’intensità dei vari brani interpretati\, quello che ha stupito è stata la capacità di proiezione della potenza contenuta in un microcosmo che ha letteralmente investito il pubblico. E lo ha fatto con una discrezione ed una dolcezza davvero uniche..” \n(Pierluigi Pietricola\, Sipario\, 29 maggio 2023) \nRASSEGNA STAMPA \nScopri BEETHOVEN IN VERMONT 
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DESCRIPTION:TERMOLI\nBeethoven in Vermont\nScritto e diretto da Maria Letizia Compatangelo\ncon protagonista il Trio Metamorphosi \nDomenica 5 novembre 2023 ore 20:00\nInterpreti \nMAURO LOGUERCIO violino\, Adolf Busch  \nFRANCESCO PEPICELLI violoncello\, Hermann Busch \nANGELO PEPICELLI pianoforte\, Rudolf Serkin \nMusiche di Beethoven \nUlteriori informazioni \nPRENOTA QUI \n \nNell’estate del 1951\, all’indomani della seconda guerra mondiale\, tre famosi musicisti esuli dalla Germania nazista devono decidere il programma del concerto inaugurale del Festival di Marlboro\, la scommessa che sintetizza le loro vite e il loro percorso umano e artistico: dal rifiuto del nazismo all’esilio volontario e l’emigrazione negli Stati Uniti. Nel volgere di pochi anni il Festival di Marlboro è diventato famoso e ha fatto scuola nel mondo; i suoi partecipanti sono musicisti tra i più talentuosi dei cinque continenti e gli insegnanti grandi virtuosi e acclamati direttori d’orchestra… ma in quel lontano pomeriggio del 1951 questa idea rivoluzionaria era ancora solo nella mente dei tre promotori\, occorreva svilupparla e metterla in pratica. Lo spettacolo immagina il momento della scelta del programma e lo scambio di idee musicali e umane tra i tre artisti. Siamo all’indomani del secondo conflitto mondiale\, le atrocità compiute sono ancora ferite aperte nella memoria e nei corpi delle persone. E loro sono tre europei di origine e cultura tedesca di fronte a una classe di giovani musicisti americani. Tra esecuzione di brani\, dissensi e opinioni contrastanti che mettono a nudo verità celate\, Adolf\, Rudolf e Hermann preparano il loro concerto… e alla fine\, per il primo concerto di una formidabile serie che da allora non si è mai interrotta\, la loro scelta è Beethoven\, il musicista portatore per eccellenza degli ideali di fratellanza tra i popoli\, e la sua opera 97\, l’ultimo Trio\, “L’Arciduca”\, il ponte verso i futuri capolavori. \n“Dalla felicissima intuizione drammaturgica di Maria Letizia Compatangelo\, uno spettacolo molto “speciale” che diventa simbolo di riscatto politico e culturale dalla barbarie del nazismo\, nonché di educazione musicale e di rinascita umana sotto il segno di Beethoven. … affidando le sue parole agli stessi musicisti che suonano in scena e che le interpretano con quella leggerezza\, entusiasmo e partecipazione da rappresentare un felice unicum performativo…. In questa rappresentazione si parla di vita e di gioia\, e di un sogno che quando si realizza diventa un ponte da attraversare per le generazioni future.” \n(Giuseppe Liotta\, Aurora International Journal\,  8 novembre 2021) \n  \n“…uno spettacolo davvero delizioso\, capace di creare ed evocare un’atmosfera di intimità\, di condivisione autentica\, di potenza che scaturisce da anime belle che di arte si sono sempre nutrite e questo vogliono raccontare al mondo. Lo spettacolo in grado di aver dato vita a tale magia è Beethoven in Vermont… .Al di là della bravura esecutiva del Trio Metamorfosi\, dell’intensità dei vari brani interpretati\, quello che ha stupito è stata la capacità di proiezione della potenza contenuta in un microcosmo che ha letteralmente investito il pubblico. E lo ha fatto con una discrezione ed una dolcezza davvero uniche..” \n(Pierluigi Pietricola\, Sipario\, 29 maggio 2023) \nRASSEGNA STAMPA \nScopri BEETHOVEN IN VERMONT 
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DESCRIPTION:FIRENZE  – Conservatorio Luigi Cherubini\nBeethoven in Vermont\nScritto e diretto da Maria Letizia Compatangelo\ncon protagonista il Trio Metamorphosi \nDomenica 22 ottobre 2023 ore 21:00  – Sala del Buonumore Pietro Grossi\nInterpreti \nMAURO LOGUERCIO violino\, Adolf Busch  \nFRANCESCO PEPICELLI violoncello\, Hermann Busch \nANGELO PEPICELLI pianoforte\, Rudolf Serkin \nMusiche di Beethoven \nUlteriori informazioni Amici della Musica    \nINFORMAZIONI SUI BIGLIETTI \n  \n \nNell’estate del 1951\, all’indomani della seconda guerra mondiale\, tre famosi musicisti esuli dalla Germania nazista devono decidere il programma del concerto inaugurale del Festival di Marlboro\, la scommessa che sintetizza le loro vite e il loro percorso umano e artistico: dal rifiuto del nazismo all’esilio volontario e l’emigrazione negli Stati Uniti. Nel volgere di pochi anni il Festival di Marlboro è diventato famoso e ha fatto scuola nel mondo; i suoi partecipanti sono musicisti tra i più talentuosi dei cinque continenti e gli insegnanti grandi virtuosi e acclamati direttori d’orchestra… ma in quel lontano pomeriggio del 1951 questa idea rivoluzionaria era ancora solo nella mente dei tre promotori\, occorreva svilupparla e metterla in pratica. Lo spettacolo immagina il momento della scelta del programma e lo scambio di idee musicali e umane tra i tre artisti. Siamo all’indomani del secondo conflitto mondiale\, le atrocità compiute sono ancora ferite aperte nella memoria e nei corpi delle persone. E loro sono tre europei di origine e cultura tedesca di fronte a una classe di giovani musicisti americani. Tra esecuzione di brani\, dissensi e opinioni contrastanti che mettono a nudo verità celate\, Adolf\, Rudolf e Hermann preparano il loro concerto… e alla fine\, per il primo concerto di una formidabile serie che da allora non si è mai interrotta\, la loro scelta è Beethoven\, il musicista portatore per eccellenza degli ideali di fratellanza tra i popoli\, e la sua opera 97\, l’ultimo Trio\, “L’Arciduca”\, il ponte verso i futuri capolavori. \n“Dalla felicissima intuizione drammaturgica di Maria Letizia Compatangelo\, uno spettacolo molto “speciale” che diventa simbolo di riscatto politico e culturale dalla barbarie del nazismo\, nonché di educazione musicale e di rinascita umana sotto il segno di Beethoven. … affidando le sue parole agli stessi musicisti che suonano in scena e che le interpretano con quella leggerezza\, entusiasmo e partecipazione da rappresentare un felice unicum performativo…. In questa rappresentazione si parla di vita e di gioia\, e di un sogno che quando si realizza diventa un ponte da attraversare per le generazioni future.” \n(Giuseppe Liotta\, Aurora International Journal\,  8 novembre 2021) \n  \n“…uno spettacolo davvero delizioso\, capace di creare ed evocare un’atmosfera di intimità\, di condivisione autentica\, di potenza che scaturisce da anime belle che di arte si sono sempre nutrite e questo vogliono raccontare al mondo. Lo spettacolo in grado di aver dato vita a tale magia è Beethoven in Vermont… .Al di là della bravura esecutiva del Trio Metamorfosi\, dell’intensità dei vari brani interpretati\, quello che ha stupito è stata la capacità di proiezione della potenza contenuta in un microcosmo che ha letteralmente investito il pubblico. E lo ha fatto con una discrezione ed una dolcezza davvero uniche..” \n(Pierluigi Pietricola\, Sipario\, 29 maggio 2023) \nRASSEGNA STAMPA \nScopri BEETHOVEN IN VERMONT 
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LOCATION:Amici delle Musica di Firenze. Conservatorio Luigi Cherubini\, Piazza Belle Arti\, 2\, Firenze\, 50122\, Italia
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DESCRIPTION:Beethoven in Vermont\, concerto del Trio Metamorphosi\nScritto e diretto da Maria Letizia Compatangelo\ncon protagonista il Trio Metamorphosi \nTeatro Lirico Giorgio Gaber di Milano\nFestival Musical Square\nMercoledì 27 settembre 2023 ore 20:00\nInterpreti \nMAURO LOGUERCIO violino\, Adolf Busch  \nFRANCESCO PEPICELLI violoncello\, Hermann Busch \nANGELO PEPICELLI pianoforte\, Rudolf Serkin \nMusiche di Beethoven \nUlteriori informazioni info@teatroliricogiorgiogaber.it \nPRENOTA QUI \n \nNell’estate del 1951\, all’indomani della seconda guerra mondiale\, tre famosi musicisti esuli dalla Germania nazista devono decidere il programma del concerto inaugurale del Festival di Marlboro\, la scommessa che sintetizza le loro vite e il loro percorso umano e artistico: dal rifiuto del nazismo all’esilio volontario e l’emigrazione negli Stati Uniti. Nel volgere di pochi anni il Festival di Marlboro è diventato famoso e ha fatto scuola nel mondo; i suoi partecipanti sono musicisti tra i più talentuosi dei cinque continenti e gli insegnanti grandi virtuosi e acclamati direttori d’orchestra… ma in quel lontano pomeriggio del 1951 questa idea rivoluzionaria era ancora solo nella mente dei tre promotori\, occorreva svilupparla e metterla in pratica. Lo spettacolo immagina il momento della scelta del programma e lo scambio di idee musicali e umane tra i tre artisti. Siamo all’indomani del secondo conflitto mondiale\, le atrocità compiute sono ancora ferite aperte nella memoria e nei corpi delle persone. E loro sono tre europei di origine e cultura tedesca di fronte a una classe di giovani musicisti americani. Tra esecuzione di brani\, dissensi e opinioni contrastanti che mettono a nudo verità celate\, Adolf\, Rudolf e Hermann preparano il loro concerto… e alla fine\, per il primo concerto di una formidabile serie che da allora non si è mai interrotta\, la loro scelta è Beethoven\, il musicista portatore per eccellenza degli ideali di fratellanza tra i popoli\, e la sua opera 97\, l’ultimo Trio\, “L’Arciduca”\, il ponte verso i futuri capolavori. \n“Dalla felicissima intuizione drammaturgica di Maria Letizia Compatangelo\, uno spettacolo molto “speciale” che diventa simbolo di riscatto politico e culturale dalla barbarie del nazismo\, nonché di educazione musicale e di rinascita umana sotto il segno di Beethoven. … affidando le sue parole agli stessi musicisti che suonano in scena e che le interpretano con quella leggerezza\, entusiasmo e partecipazione da rappresentare un felice unicum performativo…. In questa rappresentazione si parla di vita e di gioia\, e di un sogno che quando si realizza diventa un ponte da attraversare per le generazioni future.” \n(Giuseppe Liotta\, Aurora International Journal\,  8 novembre 2021) \n  \n“…uno spettacolo davvero delizioso\, capace di creare ed evocare un’atmosfera di intimità\, di condivisione autentica\, di potenza che scaturisce da anime belle che di arte si sono sempre nutrite e questo vogliono raccontare al mondo. Lo spettacolo in grado di aver dato vita a tale magia è Beethoven in Vermont… .Al di là della bravura esecutiva del Trio Metamorfosi\, dell’intensità dei vari brani interpretati\, quello che ha stupito è stata la capacità di proiezione della potenza contenuta in un microcosmo che ha letteralmente investito il pubblico. E lo ha fatto con una discrezione ed una dolcezza davvero uniche..” \n(Pierluigi Pietricola\, Sipario\, 29 maggio 2023) \nRASSEGNA STAMPA \nScopri BEETHOVEN IN VERMONT 
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SUMMARY:Processo a Medea
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